Equo Compenso un cazzo!
Nei giorni scorsi il caro amico dei giovani, protettore dei deboli, difensore delle masse, il caro ministro Bondi per intenderci, ha varato una nuova legge in favore della SIAE, che sancisce una vera e propria tassa, che che ne dicano i soliti noti, sull’acquisto di materiale potenzialmente utilizzabile per copie private di files protetti da diritto d’autore. Qui mi viene in mente sempre il solito esempio dedicato alla Pausini, chi è il folle che pagherebbe i famosi 34,00€ per un CD della Pausini? Al di là delle scelte e dei gusti personali, il discorso da fare non è assolutamente nè tecnico nè politico, ma semplicemnete etico. Gabriella Carlucci non è riuscita a fottere l’utente tracciandogli la connessione, a dir suo, per questioni di sicurezza, contro la pedofilia, con l’aiuto di una commissione della SIAE, chissà come mai…ma c’è riuscito il ministro Bondi, come?…con una tassa vera e propria, obbligatoria, che la SIAE chiama equo compenso. E ribadisco, equo compenso un cazzo, perchè di equo non ha proprio nulla.
Su Punto Informatico un’interessantissima “spiegazione” del fenomeno creato dal Bondi.
Noi non ci stiamo, perchè la SIAE ha trovato un modo come esigere soldi anche nel caso in cui non si utilizzino sistemi informatici per scopi di “riproduzione audio/video”.
Stessa situazione di equo compenso la ritroviamo nel caso del canone RAI, ovvero siamo tutti obbligati a pagare il canone RAI, anche se non guardi la TV!…
Ok, acquisteremo hardware all’estero e non pagheremo canone RAI!
Ma cari i miei ministri Carlucci, Bondi e signori della SIAE, secondo voi, è così che si ferma la pirateria, o è solo un modo per assicurare gli stipendi ad un ente, quello della SIAE, che è assolutamente TOTALMENTE INUTILE?



