La maggior parte degli utenti e non che hanno praticità con l’universo informatico associano al termine hacker il significato di “uomo cattivo e bastardo che non ha nulla da fare se non infastidire l’operato altrui”…ma porca miseria…e se fosse invece una donna?
Già, perchè nello stereotipo collettivo è difficile associare il nome femminile al mondo *NiX, alle comunità FLOSS ma soprattutto all’hacking…in fondo noi donne non siamo mica menomate o quant’altro, pertanto ecco un’assaggio di chi ha conquistato un ruolo e una posizione di tutto rispetto nel cyberspazio e in particolar modo nel cyberfemminismo: Barbara Thoens appunto.
Laureata in scienze umane negli anni ’80 presso l’Università di Heidelberj iniziò a lavorare nell’ambito informatico e della programmazione a causa della forte disoccupazione che stava caratterizzando la Germania. Era molto più facile trovare un posto come insegnante vista la tipologia di laurea conseguita, ma per lei era più soddisfacente programmare e ottenere una carriera di tutto rispetto al pari dei suo colleghi uomini.
Svolta decisiva fu nel 1989, anno in cui conobbe un’altra attivista – Rena Tangens – ad un congresso di hackers: i Chao Computers Club o CCC. Difatti Barbara Thoens e Rena Tangens furono tra le prime donne a partecipare a queste riunioni non essendo le donne/parenti/amiche di qualche membro e insieme divulgarono l’essenza nell’appartenere ad una comunità hacker anche se di gentil sesso, nel II Congresso Internazionale del Cyberfemminismo tenutosi in Olanda nel 1999.
Il gruppo CCC inizialmente insegnò a Barbara come navigare sul web e come configurare e installare un modem. Di seguito si impegnò ad usare una mailbox di un server olandese per poter scambiare informazioni con gli altri utenti e comprendere/studiare altri linguaggi. Un episodio ha detestato in lei la voglia di appartenere attivamente alle comunità hacker: il gruppo CCC, a scopo quasi didattico, riuscì a prelevare somme di denaro da una banca tramite la Rete non essendo i proprietari di quei conti. Il denaro venne in seguito restituito ma ciò dimostrò quanto fosse facile raggirare il web e commettere azioni capaci di recare danni al prossimo.
Da qui la lotta aperta da parte di Barbara contro le istituzioni e a favore della tutela della privacy. Con le conoscenze umanistiche universitarie e la sua voglia sempre crescente nell’apprendere nuove tecnologie e nuovi linguaggi di programmazione capaci di garantire una maggiore sicurezza, soprattutto nei sistemi gestiti dalle grandi aziende.
Il dilemma per la stragrande maggioranza di noi è dare una definizione esatta e corretta dell’ <essere hacker>, forse per i diversi ideali, forse per le esperienze e gli studi fatti, forse per gli obiettivi/scopi prefissati…vi riporto comunque il pensiero della stessa Barbara:
“Essere hacker vuol dire essere indipendenti da un sistema sovrimposto e poter creare e sviluppare il proprio. Hacking vuol dire distruggere e ricreare, un moto continuo che ti attrae verso sistemi esterni per capirne la loro natura e il loro reale funzionamento. Solo così si raggiunge la conoscenza di ciò che ci circonda condividendola con il resto della comunità.”
Bhè…come potete constatare una donna può e sa fare molto, nonostante le continue reticenze e diffidenze altrui
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Happy Hacking!



